Indice Nuovi Articoli

Marzabotte, Marzeno, Canovella  
Rimini / Lémene e le antiche vie dell'ambra e dei metalli  
Un’iscrizione intrusa: CAIS PAIZ VARIENS  
Il potere del testo scritto. Dell'osmosi tra oggetto e segno  
Dei gentilizi etruschi percna, percalina, pereken, ecc.  
Il sistema fenicio e quello greco  
Produttività della base marza nei toponimi della valle del Reno  
 

Nuovi Articoli

Dei gentilizi etruschi percna, percalina, pereken, ecc.

di Carlo D’Adamo

1. L’italianizzazione dei nomi e dei cognomi della popolazione di lingua tedesca in Sud Tirolo durante il fascismo portò in certi casi a situazioni davvero paradossali. Poiché l’imposizione del cognome italiano era affidata ai prefetti, poteva accadere che a due fratelli residenti in province diverse venissero imposti due cognomi diversi.
Il cognome Schwartz poteva così essere traslitterato in “Svarzi” in una provincia, e in un’altra essere trattato come un nome significativo ed essere tradotto “Neri” (1).
Una situazione analoga si verifica spesso nei casi di bilinguismo imperfetto, quando una lingua soccombente si misura con la lingua egemone, ed i parlanti della lingua subalterna adottano, per scelta o per costrizione, nomi e cognomi dei vincitori, a volte assumendo nomi completamente estranei alla loro tradizione, a volte adattando i propri, riportati per assonanza nel nuovo sistema o tradotti come se fossero parole comuni. È questo il caso frequente dei nomi derivati in origine da caratteristiche fisiche, mestieri, località, attrezzi, o da divinità o da formule augurali, e così via.

2. Ha perfettamente ragione quindi Zavaroni (2) quando contesta De Simone secondo il quale “i gentilizi sononomi propri e servonoa designare una gens, non hanno in quanto tali propriamente un significato”.
Infatti, anche se come nomi diventano semplici etichette perdendo il senso originario, molti di essi sono facilmente comprensibili, e grazie alla loro comprensibilità passano da una lingua all’altra a volte attraverso vere e proprie traduzioni. Prendendo in esame proprio le iscrizioni etrusco-latine attestate nell’onomastica, Zavaroni sviluppa una serie di riflessioni sulle corrispondenze tra nomi e soprannomi etruschi ed i loro equivalenti latini. Anche se non sempre le sue conclusioni sono pienamente convincenti (per l’uso del metodo etimologico che egli applica in modo sistematico alla lingua etrusca), il suo approccio all’onomastica etrusco-latina, alla ricerca dei significati presenti nei cognomi che egli trasferisce poi in contesti estranei all’onomastica, è estremamente interessante (3).

3. È proprio infatti sul terreno fertile del bilinguismo e del plurilinguismo che le trasformazioni dei cosiddetti gentilizi in certi casi ci consentono di risalire al significato del termine da cui il nome della famiglia ebbe origine. Ma è tutto il sistema onomastico degli antichi – prenome, gentilizio e cognomen, quando c’è; matronimico, quando c’è – che si presta ad essere letto in controluce attraverso la prospettiva illuminante della koiné, con i suoi scambi di prodotti e di ideologie, i mots voyageurs, i prestiti linguistici, le assonanze, le traduzioni e i calchi semantici.
A volte l’adozione della prospettiva della koiné getta nuova luce anche su iscrizioni note da tempo. È questo anche il caso, a mio avviso, di perekena, perkalina, perkna.

4. L’iscrizione pereken[-] di Marzabotto graffita su un fondo di brocca (e da integrare in perekena o in perekenas) attesta l’ampia diffusione di un gentilizio largamente diffuso e variamente rappresentato.
Dallo stesso lemma derivano numerosi altri gentilizi: sono attestati infatti percnas (Adria) percnal (Arezzo e Spina) percnis (Adria) percius (Spina), vari percumsna, percumsnal, percumsnas, percumsnei (Perugia e altrove), percius (Spina), perkna (Cortona e agro di Chiusi), perkn perknas e perknis  (Spina), perkena (Volterra), perkalinas (in tre iscrizioni, una integra e due mutile, di Fodico di Podiglio), percalinai (Volterra), pereceles (Orvieto), percnaz (Pistoia).
Sostengono Giuseppe Sassatelli e Andrea Gaucci (4):

"Le testimonianze di età recente di Spina, Ponte a Moriano ed Etruria settentrionale interna (Chiusi-Cortona) avevano già fatto ipotizzare un processo di irradiazione e di spostamento verso nord della gens, originaria di questo distretto ed interessata sia ad una proiezione verso nord-ovest della gens (Lucchesia e Ponte a Moriano) sia ad una proiezione verso nord (Etruria padana e Spina). La nuova iscrizione di Marzabotto mostra che il processo di irradiazione verso nord di questa gens è assai più precoce di quanto lasciassero intuire le tarde iscrizioni di Spina da un lato e quelle di Ponte a Moriano dall’altro. Tale fenomeno va collocato infatti almeno nella prima metà del V secolo a.C., stando alle più antiche manifestazioni del nome, e nel suo dispiegarsi sembra avere avuto un ruolo decisivo proprio la città etrusca di Marzabotto la cui nuova testimonianza epigrafica fa guadagnare ancora una volta peso e importanza per i contatti tra area tirrenica ed area padana alla via centrale che passava per Marzabotto e per Bologna. Il che non esclude che assai più tardi, cioè dopo la metà del IV secolo a.C., in una situazione storica radicalmente mutata, dove al naufragio dell’Etruria padana centrale dovuta alla calata dei Galli sembra fare da contrappeso una sopravvivenza di Spina […] ci sia stata una ripresa dell’interesse verso il nord da parte di questa famiglia che già nel V secolo a.C. aveva mandato qui qualcuno dei suoi membri e che ora sembra voler ripetere quell’antica esperienza concentrandosi guarda caso sulla “sopravvissuta” Spina forse anche per puntare più a Nord verso il paese dei Reti".

I due autori ritiengono insomma che le diverse attestazioni di perekenas, percnal, percius, perknas, perkn, perknis, siano indizio di mobilità sociale orizzontale della stessa gens, e interpretano le varianti del nome come modificazioni diacroniche del gentilizio. Le forme perkna/percna, più recenti, con caduta della vocale post-tonica, si sviluppano in effetti dalle forme arcaiche perekena e perkena (5), secondo un processo di progressiva consonantizzazione che è tipico della lingua etrusca.
Ma si tratta solo di allomorfi dello stesso gentilizio?

5. Supponiamo per pura ipotesi di avere a che fare con un cognome italiano, variamente declinato nel corso del tempo e ampiamente attestato: Ferrari, Ferraro, Ferreri, Ferrà, Del Ferraro, Ferraris. La sua ampia diffusione ci porterebbe a sostenere la tesi che si tratta della stessa famiglia con interessi verso nord-ovest e verso nord? O ci limiteremmo a rilevare l’origine comune di questi cognomi, nati come nomi di mestiere? E le attestazioni allomorfe sarebbero da spiegare soltanto in chiave diacronica, cioè come trasformazioni dello stesso nome avvenute nel corso del tempo, o potrebbe trovare spazio anche l’ipotesi della formazione parallela di cognomi che utilizzano lo stesso lemma in modi diversi, legati a pronunce, a suffissi e ad usi linguistici locali?
Pongo queste domande perché ritengo che la scelta di leggere nella vasta diffusione dei nostri gentilizi l’affermazione di una stessa gens pregiudichi la possibilità di cogliere la mobilità sociale verticale che le nostre epigrafi testimoniano, alludendo ad una qualifica, ad una condizione, ad uno status  sociale – in sostanza, ad una funzione – da cui probabilmente hanno tratto origine i gentilizi attestati.
Mi riferisco alla professione di misuratori, agrimensori o tecnici ufficiali che il lemma perca-, alla base dei nostri gentilizi, lascia intravedere.

6. In umbro perka (in alfabeto umbro-etrusco) o perca (in alfabeto latino), è attestato con 9 occorrenze nelle Tavole Iguvine (6).
In osco perek con la sua abbreviazione per. è attestato 2 volte (7).
L’etimologia di umbro perka è trasparente: da *peř/teka (=piedi dieci), per caduta della vocale nella sillaba post-tonica si ha pertka, e poi perka (8).
Questa ricostruzione etimologica consente di spiegare anche pertica latino, traslitterazione della voce umbra assunta come termine despecializzato e sostituita in senso specialistico dal calco semantico decempeda, che è l’esatto corrispondente di *peřteka, ad elementi invertiti.
Della diffusione arcaica del termine perka rimangono, oltre ai gentilizi di cui si parla, anche alcuni toponimi: Pian di Pergine (AR), Pergine Valdarno (AR), Pergine Valsugana (TN), forse Percha (BZ), che tuttavia viene tradizionalmente ricondotto a birke, “betulla”, Pergari (VR), e l’oronimo Pergo (AR).

 

umbro

osco

etrusco

latino

1

*peřteka

 

pertica

2

*pertka

 

 

3

perka

perkel

pereceles
pereken

 

4

 

 

perkena
perkna
percalinas

Percenna
Pergonius

L’adattamento di perka umbro al sistema della lingua etrusca produce le forme pereken e pereceles, con epentesi vocalica che trasforma in -rek- il nesso -rk-, secondo la nota tendenza alla formazione di sillabe aperte che caratterizza la lingua etrusca arcaica. Anche l’osco, come l’etrusco, sviluppa una e epentetica, dando luogo a perek. Si legge infatti nel cippo pompeiano di porta Stabiana che gli edili “portarono a termine questa via fino alla Stabiana inferiore per 10 pertiche (per. X)” e che gli stessi terminarono la via Pompeiana fino alla cella di Giove Meilichio per III pertiche (perek III)”.
Il passaggio del termine perka nel sistema della lingua etrusca deve essere avvenuto posteriormente all’esito finale della parola in umbro, dal momento che la dentale t è già scomparsa; invece il prestito in latino è anteriore alla sincope e al dileguo di t.
Il “gentilizio” perkena (“quello della perka”) viene latinizzato in  Percenna (attestato ad Arezzo e a Budrio) (9), da confrontare anche con l’antroponimo latino Pergonius.
È possibile che “Pergine” sia originato dal gentilizio percena o percenas, rifunzionalizzato come toponimo, come accade in altri casi, ad esempio per kaikna (da *kaikina) latinizzato in Caecina.

7. L’ipotesi etimologica della derivazione dei “gentilizi” di cui si parla dal termine umbro perka deve necessariamente arrestarsi al momento storico della originaria formazione dei nomi. Una volta fissati come nomi, questi perdono la loro trasparenza e, lontani dall’ambiente umbro, divengono semanticamente oscuri; vengono trasportati in altre lingue senza essere riconosciuti, come nel caso di Percenna, latinizzato per assonanza e non trasformato, ad esempio, in Perticarius o in Perticator.
Può accadere così che nel sistema linguistico latino siano trasferiti in tempi diversi sia pertica che Percenna, il primo termine traslitterato direttamente dall’umbro, il secondo dall’etrusco che l’aveva preso in prestito dall’umbro. I due termini non sono riferibili, nella percezione dei parlanti, allo stesso lemma, perché il secondo è ormai semplicemente un nome proprio, e come tale in latino è semanticamente oscuro.
Si può tuttavia legittimamente affermare che la diffusione dei nomi di famiglia originati da perka deve probabilmente essere passata da una fase iniziale – quella della originaria formazione di questi “gentilizi” – nella quale la dimestichezza con la decempeda costituiva la condizione necessaria per definire un determinato individuo “addetto alle misurazioni”, e per individuare i suoi discendenti come quelli della famiglia del decempedator o del perticarius. I nostri gentilizi potrebbero tuttavia essere giunti in etrusco già formati, e quindi già oscuri, in quanto a significato.
Sia che si ipotizzi che i portatori di questi cognomi (perkenas, percalina, percius, ecc.) provenissero dall’ambiente umbro, sia che si preferisca pensare che provenissero dall’umbro soltanto i loro nomi, credo si possa affermare che ci troviamo di fronte a homines novi, il nome di famiglia dei quali non nasce come patronimico, ma come nome di mestiere.

8. In etrusco i suffissi –al, -us, -ina, -um sono ampiamente utilizzati anche per formare patronimici e per indicare nessi di appartenenza o relazione; spesso si combinano tra loro e determinano formazioni ridondanti o doppie (10), come quelle che terminano in -alus e -alina.
Percnal, da questo punto di vista (*perca+ina+al), è il prodotto degli stessi elementi che formano percalina (perca+al+ina).
Certe volte la formante -al sembra perdere la sua caratteristica funzionale, viene forse percepita come facente parte del nome, e quindi le si aggiunge il suffisso -us per indicare derivazione o discendenza; può essere, questo, anche il caso di vetalus  (vete+al+us).
Divenuti nomi di famiglia, i nostri nomi possono essere trasferiti da una lingua all’altra; in quanto gentilizi “di imprestito”, la natura patronimica che assumono (con le formanti di appartenenza -al, -alus, -ina, -alina), non è più funzionale nel sistema della lingua d’arrivo.
La rifunzionalizzazione può avvenire in modi diversi, dando luogo a nomi di famiglia simili ma diversi, attestati anche in aree tra loro lontane.
Per quanto riguarda i nostri perkenas, percalina, percnal, ecc., la rosa di nomi ottenuta può essere paragonata alla serie italiana di cognomi Pertica, Della Pertica, Perticari, Perticoni, De Perticis, varianti locali di cognomi aventi la stessa origine.
Le nostre iscrizioni testimonieranno comunque non l’ampia diffusione di una stessa gens, ma più probabilmente la diffusione di diverse gentes con lo stesso cognome; il fatto che questo non sia riconducibile, in origine, a un “regolare” patronimico, ma ad uno strumento per misurare la terra, è indizio indubbiamente di mobilità sociale verticale.

9. Altri gentilizi e altri nomi di persona derivano anche nel mondo etrusco da mestieri o da cariche istituzionali. A titolo di esempio ricordo i prenomi e i gentilizi zichu (lat. Scribonius), che individua uno scrivano, trepu (Trebonius), che è il nome del carpentiere, achu, che secondo Zavaroni vale “medicus” in latino, tarchunies, che Semerano traduce “interprete”, i numerosi pumpu (prenome e gentilizio diffuso in tutto l’ambiente mediter-raneo), con il significato di “guida, condottiero, capo corteo” e forse anche tinthur, che potrebbe essere collegato a tênthur, una misura agraria attestata nella Tavola di Cortona.

10. L’incipit del testo lungo della Tavola di Cortona, quello della cosiddetta Faccia A, recita: e.t. pêtruis šcevês êliunts vinac reštmc cenu tênthur sar cušuthuras larišal[i]švla pešc špante tênthur ša sran sarc  clthn têršna thui španti mlesiêthic….
Il senso è che da parte di Petru Sceva viene acquisito un appezzamento di terra (adibito forse ad uliveto, vigna e pascolo) di 10 misure (tênthur sar) di proprietà dei Cusu figli di Laris, e nel piano un terreno di 6 misure (tênthur ša) di estensione (sran) e 10 (sarc) qui, tra la pianura e la collina (thui španti mlesiêthic).
La particolarità di questo testo è che vi è presente anche una variante della e scritta a rovescio, una lettera definita “e retrograda” dagli etruscologi, che la trascrivono convenzionalmente con il segno ê.
Il termine tênthur, una misura agraria che compare due volte all’inizio del nostro testo, è scritto proprio con la e retrograda, che rappresenta con ogni probabilità una e chiusa. Il fatto autorizza a ritenere che il prenome tinthur variamente declinato, con le sue occorrenze a Vulci a Chiusi e in Campania, possa essere in relazione semantica con quella misura.
Come accade in questi casi, lo stesso termine indicherà probabilmente sia la misura che l’oggetto, cioè il palo, l’asta con cui si misurava.
In quanto identificativo di un oggetto, forse il lessema etrusco tin- può esser rapportato al latino tignum (“trave, asse, materiale da costruzione”), con il quale lavorava il faber tignarium (il falegname).

 

NOTE:

  1. Considerazioni analoghe possono essere avanzate anche per i toponimi; alcuni vengono resi solo per assonanza (Karesee diventa così il lago di Carezza), altri vengono tradotti alla lettera (Kaltbrunen diventa così Fontanafredda), altri cambiano totalmente nome (Sterlitz diventa Vipiteno)
  2. A.Zavaroni, I documenti etruschi, Padova 1996
  3. Op.cit.
  4. G.Sassatelli, A.Gaucci, Le iscrizioni e i graffiti, in E.Govi, G.Sassatelli (a cura di), Marzabotto. La casa 1 della regio IV – insula 2, Tomo 2 I materiali, Bologna 2010, pag. 327
  5. Ibidem
  6. In caratteri umbro-etruschi perkaf (I b 51), in caratteri latini perca (VI b 19, 49, 50, 51, 63; VII a 46, 51), percam (VI b 53)
  7. A.Morandi, Epigrafia italica, Roma 1982, pag. 124
  8. Supra, articolo La pertica dei prinuvatus
  9. CIL XI, 1614 e CIL XI, 687
  10. S.Marchesini, Studi onomastici e sociolinguistici sull’Etruria arcaica: il caso di Caere, Firenze 1997

 

 

 

 

 

     
   
   
 

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