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Il dio Grabo, il divino Augusto e le Tavole Iguvine

di Carlo D'Adamo

Presentazione | Spiegazione | Estratti

Spiegazione del significato del titolo e del bassorilievo della copertina

L'autore:

Carlo D'Adamo, Il dio Grabo, il divino Augusto e le Tavole iguvineNato a Collesalvetti (LI) nel 1949, Carlo D’Adamo si è laureato in lettere moderne a Bologna nel 1971, e, dopo aver esercitato la professione di insegnante nelle scuole superiori delle province di Modena e Bologna, si occupa di storia e di storia dell’arte.

Dio Grabo:

Nel 1937 il Devoto ipotizzò l’esistenza di un dio *Grabo per spiegare l’epiteto grabouie (in caratteri latini) o krapuve (in caratteri umbro-etruschi), che nelle Tavole Iguvine è riferito a iuve, marte e vufiune. Tuttavia è probabile che il termine possa essere spiegato come un aggettivo di relazione riferibile ad un sostantivo *krapu parallelo al greco κράβατος, all’etrusco  crapis e al latino grabadus che significano “lettiga”: il contesto (un corteo solenne nel quale sono portate in processione le statue delle divinità) e il confronto bilinguistico con il Liber Linteus di Zagabria e con il rotolo di Laris Pulena autorizzano questa traduzione. Allora iuve krapuve è esattamente corrispondente a Giove Feretrio romano: anzi, l’aggettivo umbro krapuve può gettare luce sul latino feretrius, che potrebbe essere proprio calco semantico del termine umbro, e potrebbe derivare da feretrum (“portantina”) come probabilmente krapuve da krapu.

L’accostamento di krapu(ve) umbro a crapis etrusco era già stato effettuato da altri autori, per concludere però che quindi esisterebbe un dio Crapu o Grabo anche nel mondo etrusco. Ma se c’è una cosa su cui siamo informati, questa è la galassia dei teonimi e degli epiteti divini in etrusco, che ci sono noti da migliaia di iscrizioni: in esse non c’è traccia del dio Crapu. I due documenti nei quali il termine crapis ricorre in etrusco sono il Liber Linteus, nel quale si prescrive che le offerte vengano poste sul tavolino portatile davanti alla statua del dio posta sul crapis, e il rotolo di Laris Pulena, nel quale il defunto si vanta, tra l’altro, di aver fatto costruire una statua del dio catha da porre sul crapis. Se ne può dedurre che il crapis etrusco – come κράβατος greco e grabadus latino – è una lettiga, e che il krapuve umbro va accostato alla stessa area semantica. Concludendo il nostro ragionamento, occorre ammettere che deve essere crapis ad attrarre nella sua orbita krapuve, e non viceversa: l’epiteto umbro va insomma posto in relazione con una lettiga, e non l’epiteto etrusco con una divinità. Il dio Grabo, in conclusione, non esiste.

Divino Augusto:

Se il dio Grabo è una invenzione dei traduttori (come il dio Pordoviente), il divino Augusto, ignorato dai traduttori, potrebbe essere invece l’ispiratore delle Tavole V, VI e VII, che ripropongono in una redazione amplificata, con numerose aggiunte, notevoli quantitativamente e soprattutto ideologicamente, le cerimonie prescritte nelle prime Tavole. Le Tavole V, VI e VII, inoltre, presentano dei fori effettuati in alto prima della stesura dei testi: vennero quindi concepite per l’affissione pubblica, fatto del tutto eccezionale per documenti liturgici. Per questo, secondo Prosdocimi, la loro esibizione pubblica aveva un valore esemplare e il programma che prevedeva il loro recupero e la loro affissione era frutto di una operazione politico-propagandistica tipica del periodo augusteo.

L’unica obiezione che si può muovere al ragionamento di Prosdocimi è la seguente: se i fori effettuati prima della stesura dei testi sono prova del fatto che le Tavole V, VI e VII erano state concepite fin dall’inizio per una loro esibizione pubblica, se ne deve dedurre che la redazione dei nuovi testi non è estranea a questo progetto. E, poiché i nuovi testi sono fortemente innovativi rispetto a quelli delle prime Tavole, è lecito ipotizzare che la loro redazione e il loro concepimento siano frutto, come la loro esibizione, della cultura della restaurazione augustea: numerosi indizi interni ai testi spingono proprio in questa direzione.

Nel capitolo “L’operazione augustea” questi indizi vengono elencati e discussi sinteticamente.

Tavole Iguvine:

Prosdocimi ha ricostruito la storia del ritrovamento delle Tavole Iguvine in modo esemplare, sgombrando il campo dalle leggende e dalle ricostruzioni fantastiche, ed abbassando, rispetto ad altri studiosi, l’epoca della loro stesura.
Molti autori infatti, tentando di focalizzare il teorico “archivio arcaico” da cui sarebbero state tratte le due diverse stesure delle cerimonie di espiazione e purificazione riportate nelle prime e nelle ultime Tavole, rischiano di perdere di vista il testo concreto giunto fino a noi. In esso è evidente una stratificazione che mescola arcaismi e neologismi; ma non si tratta solo degli anacronismi propri di un testo liturgico accresciuto nel tempo: c’è di più. Nelle ultime Tavole i termini sacri o riferibili alla sfera del divino continuano ad essere scritti nella forma arcaica, (per esempio asa, l’altare, e aso, il braciere, che non sono rotacizzati); ma le desinenze presentano invece il rotacismo, a testimonianza del fatto che la lingua corrente si era già evoluta. Ciò permette di ipotizzare che l’utilizzazione di termini arcaici o arcaicizzanti sia il frutto di una scelta stilistica precisa, simile a quella effettuata a Roma da Cicerone nel dialogo De Legibus.

Bassorilievo:

Può apparire singolare proporre – a commento di un titolo sulle Tavole Iguvine – la riproduzione di un bassorilievo che si trova a Roma, nella chiesa di san Lorenzo fuori le mura, ma l’illustrazione permette più di ogni parola di comprendere come probabilmente si svolgeva la processione nella quale, in occasione delle soste alle tre porte toccate dal corteo, si pregavano Giove Sulla Lettiga, Marte Sulla Lettiga e Libero Sulla Lettiga (e non il dio Grabo). Dal vasto repertorio di immagini che attestano la sorprendente continuità dell’uso della lettiga per portare in processione divinità o santi si dà poi qualche esempio all’interno del volume.

 

 

 

 

     
   
   
 

ARCHEOLOGIA, STORIA E STORIOGRAFIA ETRUSCHE E ITALICHE

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