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I 34 scheletri del Poggio

di Carlo D'Adamo e William Pedrini

Qui è ricostruita la storia dei 34 scheletri del Poggio, sepolti in un antico cimitero di cui non si aveva notizia, riaffiorati casualmente in seguito a un’aratura profonda e recuperati nel corso del mese di ottobre del 1962. Il cimitero, formato da due file parallele di sepolture orientate ad est e disposte ordinatamente, fu sbrigativamente definito “fossa comune”. Niente autorizzava a pensare che i resti appartenessero alle vittime di qualche strage avvenuta nel dopoguerra e che ci si trovasse di fronte a un fatto criminoso, ma la “notizia” di una strage partigiana, costruita dal parroco e dall’Avvenire d’Italia, esistette e diventò Storia, anche grazie alla inefficienza e alla grande superficialità degli inquirenti, che nascosero o sottovalutarono gli indizi archeologici, permettendo quell’operazione di squallida propaganda politica. Ma a distanza di cinquant’anni la datazione con il radiocarbonio, da tempo richiesta dall’ANPI e finalmente autorizzata, dimostra inequivocabilmente che la montatura clericale era soltanto una ignobile speculazione. I “miseri resti” delle “povere vittime” occultate dai partigiani appartenevano a uomini, donne e bambini di più di mille anni fa….. La datazione con il radiocarbonio è importante non solo perché smaschera definitivamente quella montatura, ma anche perché apre nuove prospettive di ricerca per gli archeologi, gli antropologi e i medievisti, come spiega efficacemente nella sua postfazione Pierangelo Pancaldi.

 

 

 

 

     
   
   
 

ARCHEOLOGIA, STORIA E STORIOGRAFIA ETRUSCHE E ITALICHE

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