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I Sardi nella guerra di Troia

di Carlo D'Adamo

> Presentazione

Recensione di Luigi Govoni, da “Altre pagine”

 

“Est-il insensé de penser que les Mycéniens ont trouvé en Sardaigne (…) une riserve d’hommes ramenés pendant près de deux siècles en Méditerranée orientale et qui ont constitué ces groupes de Sherdana, de «Sardes», au service du Wanax? Si cette hypothèse se révélait fondée, les consequences en seraient important: d’abord pour l’appellation de Sardes qui remonterait aux Mycéniens, bien avant l’inscription phénicienne de Nora; ensuite, pour l’identification des autres peuples, en particulier des Tursha et des Sekelesh qui pourraient provenir d’Italie Centrale et de Sicile”.

(Michel Gras, Trafics Tyrrhéniens archaïques)

Un titolo emblematico ma ricco di suggestioni per questo libro che, frutto di un impegnativo lavoro di ricerca e di analisi di vecchie e nuove fonti, documenta l’evoluzione delle civiltà italiche dell’età del Bronzo anche e soprattutto alla luce dei risultati delle moderne tecniche di datazione dei resti organici, basate sul metodo del radiocarbonio e incrociate con i dati forniti dalla dendrocronologia, il più recente metodo per una datazione affidabile dei reperti preistorici.
La nuova cronologia (metodo per ordinare gli eventi storici e disciplina che ne deriva, definita “calibrata”, ha consentito di ridistribuire su spazi temporali diversi tutte le periodizzazioni storiche che risultano sistematicamente anticipate di diversi secoli rispetto a quelle ipotizzate fino a poco tempo fa. In questo nuovo contesto, incrociando i dati archeologici e le fonti letterarie, e rileggendo in modo originale le elaborazioni storiografiche dell’antichità, l’autore ipotizza che, insieme ai Sardi, già citati nei documenti egizi di Ramses II e dei faraoni successivi e coinvolti nel sistema miceneo, fossero già collocati in Italia alcuni popoli (Siculi, Tirreni, Lucani, Dauni) che saranno poi qui attestati nell’età del Ferro. Le genti che hanno espresso la civiltà terramaricola in alcune aree della pianura padana vengono invece collegate, per la sostanziale continuità delle evidenze archeologiche, a quelle che hanno poi espresso la cultura villanoviana e quindi quella etrusca. In particolare, l’ipotesi di una maggiore antichità delle nostre popolazioni rispetto a quanto di solito si presume va inserita in un quadro storico complessivo che vede la partecipazione anche dei nostri terramaricoli a quel processo di sviluppo e poi di crisi del sistema miceneo. Nel libro, scritto per l’associazione culturale “Insieme per conoscere” di Persiceto, l’autore ritiene inoltre che una particolare classe di “idronimi”, non solo etruschi e in parte riferiti al Bolognese e al Modenese, risalga al Neolitico, e aggiunge quindi indizi di tipo linguistico a conferma della arcaicità del popolamento della nostra pianura (Luigi Govoni).

 

 

 

 

 

     
   
   
 

ARCHEOLOGIA, STORIA E STORIOGRAFIA ETRUSCHE E ITALICHE

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