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Disavventure dell’archeologia. I comunisti delle terremare

di Carlo D'Adamo

Nella storia dell’archeologia false attribuzioni, utilizzazione di falsi, perpetuazione di luoghi comuni sono comportamenti ricorrenti. Spesso derivano dal punto di vista e dagli strumenti utilizzati, ma accade anche che nascano, più semplicemente, da inerzia, ignoranza, interessi privati e piaggeria, che spingono a volte anche illustri ricercatori a fabbricare falsi o a nascondere prove. Dalla inesistente regola del sette nei dadi etruschi (utilizzata come condizionamento nella esegesi dei numerali) alla Lupa Capitolina (una scultura medioevale), dalla Tegola di Capua (rifiutata dal direttore del Museo Campano) all’anforetta Melenzani (nascosta dal Ducati), dai “comunisti” delle terramare (oggetto di pagine esilaranti del Patroni) ai villanoviani scavati a Villanova (oggetto di un depistaggio del Gozzadini), sono qui riproposte alcune esemplari “disavventure”. Il filo conduttore del libro è costituito da una sana polemica contro una mentalità culturale priva di coraggio, tutta teorica ed astratta nel metodo, gerarchica e clientelare nella prassi, lenta nell’acquisire i risultati della ricerca, sorda e cieca di fronte alla realtà. Il volume presenta inoltre articoli che propongono nuove letture di passi delle Tavole Iguvine e di documenti etruschi e latini; tra questi, particolarmente stimolanti sono le ipotesi etimologiche sulla derivazione dall’umbro del latino “pertica” e sulla possibile origine micenea del titolo “Anco Marzio”. La maggior parte dei brani qui raccolti deriva da interventi apparsi in questi ultimi anni nei siti www.carlo.dadamo.name e www.tavoleiguvine.eu; alcuni sono inediti, altri sono tratti da riviste locali.

 

 

 

 

     
   
   
 

ARCHEOLOGIA, STORIA E STORIOGRAFIA ETRUSCHE E ITALICHE

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