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XXIV maggio MCMXIV. Illazioni su una data erronea nel monumento di piazza Garibaldi

di Giuseppe Trevisi

Anche un mio amico, venuto da poco ad abitare e Persiceto, se ne è accorto. Certo che un errore così grossolano sembra impossibile. E pensare che il monumento ai caduti della Prima Guerra mondiale, eretto in piazza Garibaldi, venne inaugurato con grande enfasi in occasione della festa di San Giovanni nel 1927.
Come ricorda il prof. Mario Gandini, “il 24 giugno a Persiceto si svolgono solenni cerimonie patriottiche, religiose, militari e sportive: nel giorno della tradizionale fiera di San Giovanni si inaugurano il monumento ai caduti della Grande Guerra e il nuovo campo sportivo, si tengono vespri solenni e poi un trattenimento nel teatro comunale in onore del nuovo arciprete Amedeo Cantagalli” (Raffaele Pettazzoni negli anni 1926-1927, Materiali per una biografia, in “Strada Maestra”, 47).  Insomma, era una cosa in grande. Con tante e svariate attività. Tutte, immagino, naturalmente preparate con cura minuziosissima, con indefessa alacrità, con il concorso di uno stuolo tra balilla, giovani fascisti e massaie rurali, ad apparecchiare le manifestazioni varie, seguendo il noto principio gerarchico: dal podestà, il vertice – vero motore immobile di quella sarabanda – in giù. Doveva, voleva essere una giornata indimenticabile.
E al centro di tutto c’era quel monumento, a ricordo indelebile della Prima Guerra mondiale. Persiceto ai suoi figli caduti per la patria – così è inciso alla base del monumento, base da cui si innalza una stele quadrangolare e su ogni lato, in alto, una data memorabile scolpita in una targa marmorea. Per prima appare la data del IV novembre MCMXVIII, la data fatidica della vittoria e della conclusione della guerra; girando verso destra ci si trova subito di fronte all’errore clamoroso, beffardo, incredibile; poi viene la data (XV giugno MCMXVIII) della furiosa resistenza italiana sul Piave e, sull’ultimo lato, la data dell’inaugurazione del monumento, XXIV giugno MCMXXVII. Insomma, chissà quanto ci si era affaccendati attorno a questa opera complessa e articolata! Quanti progetti, quanti bozzetti, quante energie si erano spesi!
Non c’è da stupirsi, dato che per il fascismo il primo conflitto mondiale rappresentava niente meno che l’atto di nascita, il battesimo del fuoco, tra il maggio radioso, la vittoria mutilata e l’impresa fiumana, di quell’apprendistato politico fondato sull’orgoglio nazionalistico, il cui teorema tende infallibilmente  allo spezzar delle reni altrui.
Il prof. Mario Gandini riferisce ancora che “…quando Pettazzoni torna in famiglia nel mese di luglio, gli amici lo informano … delle cerimonie di giugno, ed egli non manca di recarsi, con loro, in piazza Garibaldi per vedere il monumento: forse fa rilevare che nella stele è incisa una data erronea…” Magari ci si può chiedere come mai, in tanti anni, i dirigenti fascisti non abbiano voluto correggere l’errore grossolano.
Anche il mio amico se ne è accorto, e scherzando mi ha detto che probabilmente i persicetani, consapevoli del grave momento storico, erano entrati in guerra un anno prima dei loro meno consapevoli compatrioti. D’altra parte, Nietzsche non scherzava quando sosteneva che contano le interpretazioni, non i fatti. E forse non scherzava nemmeno il podestà, che, sicuro della scomparsa almeno a Persiceto di neutralisti, pacifisti, imboscati e disfattisti, poteva tranquillamente accettare di retrodatare l’inizio del conflitto, come una sorta di dover essere … rivolto al passato. Nel senso che l’ideale fascista poteva pretendere la retrodatazione dell’evento! Anche prima dell’attentato di Sarajevo!
Anche il mio amico è d’accordo con me che il monumento debba rimanere intatto con il suo straordinario, conturbante, marmoreo errore: a imperitura memoria per le giovani generazioni e per tutti coloro, vedi – guarda caso – diversi deputati di Alleanza Nazionale (per non parlare del nostro conterraneo Fabio Garagnani), che da parecchi mesi si agitano convulsamente per denunciare i manuali di storia in uso nelle scuole, in nome della loro versione dei fatti.

Tratto da Il delegato in tempo di guerra, giornalino sindacale dei CoBas ISIS “Archimede” n. 19, ottobre 2003, pag.9.

 

 

 

 

 

     
   
   
 

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