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Articoli - Riletture e traduzioni

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Il rotacismo nelle Tavole Iguvine

di Carlo D’Adamo

Nelle Tavole Iguvine molti termini appaiono in forma non rotacizzata, mentre i loro corrispettivi latini, quando esistono, sono rotacizzati: è il caso, ad esempio, di asa, plenasier, urnasier, uasirslo (cui corrispondono in latino ara, plenariis, urnariis, lararium).

Poiché non sappiamo se queste parole conservano la s perché in umbro si sono effettivamente mantenute in quella forma o se siano invece scritte nella forma arcaica per una scelta stilistica, dovuta alla conservatività del registro sacrale, non possiamo assumerle come fossili-guida, perché non riusciamo a utilizzare il mancato rotacismo come un riferimento cronologico. Occorrerà cercare quindi un punto di riferimento più adatto ad essere assunto come parametro.

Questo punto di riferimento può essere costituito dal rotacismo delle desinenze, che contraddistin-gue i testi delle Tavole I, II, III e IV da quelli delle Tavole V, VI e VII. Nei primi infatti troviamo soltanto tre esempi di desinenze rotacizzate, nei sintagmi sehmeniar hatutu (Ib 42), frater ustentuta (III, 5) e ařeper arves (in Ib 30,33; e, nella forma ařiper arvis, anche in Ia 27), che si possono spiegare facilmente. Il termine frater presenta precocemente il rotacismo di -s finale forse perché appartiene al lessico familiare, meno conservativo della lingua ufficiale, e più veloce nel registrare i mutamenti linguistici; ma una spiegazione più convincente è che nella fonetica sintattica frater ustentuta, ariper arves e sehmeniar hatutu rotacizzino -s finale perché questa si trova in posizione intervocalica (fraterustentuta, aripesarves, sehmeniarhatutu). Questi sono gli unici esempi di ro-tacizzazione di -s finale che si trovano nei testi delle prime Tavole.
Nelle ultime Tavole invece il rotacismo coinvolge anche il trattamento di -s finale, e quindi le de-sinenze di nominativo, locativo, dativo e ablativo plurali, oltre a quella del genitivo singolare, sono qui costantemente rotacizzate, salvo sporadicissimi esempi; il fenomeno è molto importante, perché testimonia una reale evoluzione della lingua parlata, alla quale i testi scritti si adeguano, e permette di stabilire che la fase evolutiva della lingua attestata in V, VI e VII è più avanzata rispetto a quella documentata in I, II, III e IV, come si può agevolmente vedere nella tabella allegata, in questo sito, all’articolo “Neoumbro”, “paleoumbro”, alfabeto arcaico e  lingua recente (1).

 Questa constatazione ci permette di concludere che, nonostante il ricorso a sistemi grafici diversi, le caratteristiche morfosintattiche del testo in alfabeto umbro-etrusco della Tavola V sono le stesse di quello in alfabeto latino della stessa Tavola e delle Tavole successive.
È lecito quindi proporre, anziché una suddivisione basata sui due diversi alfabeti utilizzati, che non avrebbe senso dal punto di vista linguistico, una suddivisione che si fondi sulle caratteristiche morfosintattiche della lingua documentata nelle Tavole, e  allora si vedrà che il testo in caratteri umbroetruschi di V deve necessariamente essere accostato a quello in caratteri latini di V, VI e VII, e non ai testi in caratteri umbroetruschi delle Tavole precedenti.

I nostri sottoinsiemi saranno quindi costituiti da due gruppi di Tavole: le prime quattro e le ultime tre.

Questa scelta di raggruppare i testi delle Tavole in due sottoinsiemi, quello formato da I, II, III e IV e quello formato da V, VI e VII, sulla base delle loro diverse caratteristiche morfosintattiche, viene confermata e rafforzata dalla constatazione della presenza di fori in alto effettuati nelle Tavole V, VI e VII prima della loro incisione, mentre invece le Tavole I, II, III e IV presentano dei fori in basso effettuati dopo la loro incisione (2). I due gruppi di Tavole, considerati come oggetti, costituivano quindi anche in origine, per destinazione, due gruppi diversi.

Il confronto lessicale tra i testi dei due gruppi fa emergere poi uno scarto costituito da un centinaio di termini incisi in alfabeto latino (e da poche decine di termini in alfabeto umbroetrusco) non presenti nelle prime Tavole e particolarmente significativi perché riconducibili, in gran parte, alla ideologia e alla cultura antiquaria del periodo augusteo (3).

NOTE

  • vedi anche C.D’Adamo, Il dio Grabo, il divino Augusto e le Tavole Iguvine, San Giovanni in Persiceto 2004, ed il sito www.tavoleiguvine.eu .
  • A. Prosdocimi e A.Maggiani, in Le Tavole Iguvine, Firenze 1984
  • C. D’Adamo, op.cit., pag. 154 e segg.

 

 

 

 

 

     
   
   
 

ARCHEOLOGIA, STORIA E STORIOGRAFIA ETRUSCHE E ITALICHE

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