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Articoli - Riletture e traduzioni

1) Disavventure dell'archeologia - 2) Riletture e traduzioni - 3) Miscellanea - 4) Guest

“Neoumbro”, “paleoumbro”, alfabeto arcaico e lingua recente

di Carlo D’Adamo (marzo 2008)

Nella tabella che segue sono riportati i dati conclusivi relativi al numero di volte in cui le desinenze dei sostantivi e degli aggettivi compaiono in forma non rotacizzata o in forma rotacizzata nelle Tavole Iguvine.

 

I

II

III

IV

V

VI

VII

desinenze
non
rotacizzate

 

52

 

22

 

15

 

25

 

4
(1+3)

 

6

 

8

desinenze
con –s
rotacizzata

 

4

 

0

 

1

 

0

 

59
(26+33)

 

163

 

176

TOTALE

56

22

16

25

63

169

184

   In questa tabella i numeri romani si riferiscono alle Tavole; i numeri arabi in grassetto si riferiscono alle occorrenze di –s finale rotacizzata o non rotacizzata nei testi scritti in alfabeto umbro-etrusco; i numeri arabi non in grassetto si riferiscono alle occorrenze di –s finale rotacizzata o non rotacizzata nei testi scritti in alfabeto latino; i numeri arabi in corsivo si riferiscono al totale, Tavola per Tavola, delle desinenze in  –s, rotacizzate e non rotacizzate.
Come si vede, nella Tavola I su 56 desinenze 52 NON presentano il feno-meno del rotacismo; nella II le 22 occorrenze sono tutte NON rotacizzate; nella III 15 su 16 NON presentano il rotacismo; nella IV le 25 occorrenze sono tutte NON rotacizzate. Le proporzioni si invertono nelle Tavole V, VI e VII: in V su 63 occorrenze 59 sono rotacizzate, in VI su 169 occorrenze 163 sono rotacizzate, in VII su 188 occorrenze 176 sono rotacizzate.
Se assumiamo come parametro cronologico il rotacismo delle desinenze, verifichiamo che il fenomeno non è presente nelle tavole I,II,III e IV se non per tre termini (frater, areper e sehmeniar), mentre costituisce la normalità nelle Tavole V, VI e VII.

   Se le Tavole V, VI e VII presentano le desinenze di genitivo singolare, nominativo plurale, dativo plurale, ablativo plurale e locativo plurale costantemente rotacizzate, si deve concludere che esse attestano uno stadio evolutivo della lingua umbra più avanzato di quello delle Tavole I, II, III e IV; anche il testo in caratteri umbro-etruschi della Tavola V, nonostante il ricorso al vecchio alfabeto, sarà quindi da considerare contemporaneo ai testi in caratteri latini delle Tavole V, VI e VII e non dovrà essere accostato ai testi in caratteri umbro-etruschi delle Tavole precedenti, nei quali il rotacismo delle desinenze costituisce un fatto eccezionale. Anzi, l’uso del segno Λ, estraneo alle prime Tavole, per M, e la grafia arcaica delle lettere sembrano il frutto di una ricerca antiquaria che ripropone ideologicamente la tradizione, anche nei suoi aspetti esteriori.
Di conseguenza non hanno ragione quei commentatori che definiscono sommariamente “paleoumbro” la lingua attestata in alfabeto umbro-etrusco e “neoumbro” la lingua attestata in alfabeto latino: come si vede, l’uso dell’alfabeto arcaico non è di per sé sufficiente a definire uno stadio più arcaico della lingua. Sembra evidente insomma che nella Tavola V il recupero dell’alfabeto umbro-etrusco è parallelo al recupero della ideologia dei prisci mores e al recupero del motivo della “identità” eugubina.

   Del resto anche nel mondo etrusco romanizzato le iscrizioni sepolcrali bilingui, in lingua etrusca scritte con l’alfabeto etrusco e in latino scritte con l’alfabeto latino, continuano un bilinguismo nel quale l’elemento locale serve soltanto a mantenere viva una tradizione locale subalterna.
Per la disinvoltura con la quale, poi, in epoca augustea si riscrivevano o si inventavano iscrizioni arcaiche, si veda anche, per esempio, il rostro di Caio Duilio: una dotta falsificazione di epoca imperiale che tuttavia veniva esibita come copia autentica di un documento del terzo secolo a.C. 

 

 

 

 

 

     
   
   
 

ARCHEOLOGIA, STORIA E STORIOGRAFIA ETRUSCHE E ITALICHE

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