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Articoli - Riletture e traduzioni

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Marzabotto bilingue

di Carlo D’Adamo

Il ritrovamento nell’area urbana di Marzabotto etrusca, durante la campagna di scavi del 2000 dell’Università di Bologna sotto la direzione del professor Sassatelli, di una ciotola con l’iscri-zione …ni kainuathi…, in cui sarebbe da individuare il nome etrusco della città, conferma l’ipotesi, già avanzata da Colonna nel 1974 e ripresa da Sassatelli nel 1994, che anche un’iscri-zione mutila (...ainuathi) nota da tempo, già lo testimoniasse (1).

Il poleonimo kainua non è mai attestato nel mondo etrusco – anche se kaine è attestato come nome di persona e come soprannome (2) – ma è frequente nel mondo greco, attribuito, al singolare e al plurale, a più città della Ionia.

Il recente ritrovamento di un tratto rettilineo di strada etrusca dal fondo in pietrisco e argilla, adatto all’avanzata veloce dei carri, avvenuto nell’estate del 2004 nei pressi di Altopascio in una campagna di scavi condotta da Michelangelo Zucchini, costituisce forse una conferma della notizia fornita dallo pseudo-Scilace, che sostiene vi fosse una strada che consentiva di raggiungere in tre giorni Pisa da Spina. Zucchini ritiene infatti che il tratto di strada scoperto, per le caratteristiche del manto stradale, che consentiva ai carri di viaggiare a velocità sostenuta, sia proprio parte dell’arteria di cui parla lo pseudo-Scilace.

L’emporio greco di Spina, che riforniva di vasi attici gran parte della penisola italiana – si vedano gli stupendi esemplari oggi conservati a Ferrara nel museo nazionale archeologico – e Pisa, da cui  forse partiva per il nord il ferro proveniente dalle miniere toscane – erano collegati da un percorso veloce di cui quello scoperto era probabilmente il tratto iniziale dal lato del versante tirrenico, più o meno parallelo al corso inferiore dell’Arno.

Non è illogico quindi pensare che nell’ambito di un programma generale di rinnovo e potenziamento delle infrastrutture l’em-porio greco di Spina avesse qualche rapporto con l’impianto di tipo “ippodameo” della nuova città di Marzabotto, costruita ex novo, sulla base di un nuovo piano urbanistico, sopra il vecchio abitato di capanne villanoviane, forse anche con il concorso di maestranze greche, o comunque in un contesto nel quale l’ele-mento greco svolgeva un ruolo fondamentale.

Infatti il ritrovamento nella città etrusca di Marzabotto dei resti di un tempio periptero, cioè con le colonne tutt’intorno come i templi greci, all’interno del quale è stata trovata la ciotola con la seconda iscrizione, depone a favore dell’ipotesi che la nuova Kainua fosse una città greco-etrusca, o, almeno, un centro nel quale la cultura greca aveva molta importanza.

Allora acquista una rilevanza anche maggiore l’iscrizione mar-zabottiana larisal kraikalus (3), nota da tempo, incisa su un coperchio di dolio in argilla, che qualifica il possessore, un cittadino di Marzabotto,  con il gentilizio (o il soprannome) kraikalu, chiaramente derivato dall’aggettivo kraike, “greco”.

La presenza di Laris il Greco va riletta alla luce di questa complessiva, evidente grecità.

Questa caratteristica “internazionale” della nuova città di Marzabotto forse ci permette di dare una spiegazione anche ai dubbi che la forma  kainuathi solleva.

Proprio perché nell’iscrizione è scritto kainuathi, con la particella locativa thi posposta direttamente al tema, e non kainualthi o kainuaithi, con la posposizione che segue la desinenza del genitivo o quella del locativo, il possibile toponimo solleva qualche perplessità. Adolfo Zavaroni, che è sempre giustamente attento alla morfologia (4), nega che qui ci si trovi di fronte ad un poleonimo, non crede che in questo caso la parte desinente della parola (-thi) vada letta come la nota posposizione locativa, e suggerisce altre letture.

Tuttavia la suggestione che esista un rapporto tra il termine kainua, che in greco vale “nuova” o “rinnovata” e il nuovo piano regolatore di Marzabotto, ricostruita ex novo sul vecchio villaggio preesistente, è fortissima; la nostra iscrizione ha in questo contesto la stessa evidenza di una didascalia incisa sotto una figura. Anche il fatto che in etrusco la desinenza -ua di kainua possa essere anche morfema del plurale degli oggetti inanimati non costituisce ostacolo alla comprensione del poleo-nimo, che, anzi, potrebbe rimandare a numerosi altri tramandati dalle fonti antiche come plurali: da Capua a Mantova a Padova a Genova.  

Il possibile significato di “nuovo” per l’aggettivo etrusco kaine parallelo all’identico aggettivo greco potrebbe essere confermato anche dall’iscrizione bilingue TLE 554, nella quale a vl alfni nuvi kainal corrisponde in latino C. ALFIUS A. F. CAINNIA NATUS. La versione latina dell’epigrafe non rende conto del nuvi etrusco, e quindi non sappiamo se vi è davvero una relazione tra questo e il latino “novus”, ma la compresenza del soprannome nuvi, attribuito a Vel Alfni figlio di Cainia, e del nome della madre kaina (declinato al genitivo) autorizza ad ipotizzare che “nuvi” e “kaine”, intesi come parole significative e non solo come nomi propri, siano sinonimi. Ci potrebbe essere insomma un gioco di parole tra il soprannome del figlio e il nome materno. 

Alle legittime obiezioni di tipo grammaticale alle quali va dato giustamente rilievo nell’interpretazione dell’iscrizione kainuathi fanno da contrappunto in questo caso l’evidenza del contesto ed il peso del bilinguismo.

Se l’iscrizione va letta come un toponimo e se anche qui -thi è in effetti, come in numerosi altri casi, la posposizione locativa più volte attestata, allora la mancanza della marca del genitivo o del locativo tra la base kainua e il suffisso -thi può essere spiegata a mio parere proprio con il bilinguismo.

Gli autori dell’iscrizione potevano forse essere greci, e la loro dimestichezza con la lingua etrusca si arrestava al livello della conoscenza dei significati dei singoli termini, senza giungere fino al punto di padroneggiare pienamente la sintassi dei casi, come avviene di solito a chi si cimenta con le parole e con le strutture di una lingua straniera.

NOTE

  1. L’iscrizione era stata pubblicata da G.Colonna in REE 1974, nr. 44. Sassatelli aveva proposto di integrarla con un k iniziale ipotizzando la lettura kainuathi in Iscrizioni e graffiti della città etrusca di Marzabotto, Bologna 1994, pag. 160. In seguito al  ritrovamento della nuova iscrizione, avvenuto nel corso della campagna di scavi del 2000, si dette l’informazione relativa all’epigrafe durante il convegno di studi del 3 e 4 giugno 2003. Poi apparve l’articolo di Sassatelli “Un altro documento epigrafico e il nome etrusco della città” in Culti, forma urbana e artigianato a Marzabotto. Nuove prospettive di ricerca, Bologna 2005, pagg. 47-55.
  2. Se non è attestato come poleonimo, il termine è tuttavia attestato come nome di persona (vel tite kainal: CORT. FARNETA, Cortona pag. 160; fasti kainei: TLE 664; kainei: CL. MONTEPULCIANO SE xii, pag. 323 d, e nella bilingue TLE 554 di cui si parla nel presente articolo).
  3. AEM. MARZABOTTO SE xlii, p. 398.
  4. Si veda qui l’articolo “La treccia della nobildonna di Rubiera”.

 

 

 

 

 

     
   
   
 

ARCHEOLOGIA, STORIA E STORIOGRAFIA ETRUSCHE E ITALICHE

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