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Articoli - Riletture e traduzioni

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Il fondo di via Zenerigolo (*)

di Carlo D’Adamo

1. Individuato da Renato Scarani in via Zenerigolo nel 1948, il villaggio terramaricolo di San Giovanni in Persiceto fu studiato nel corso di due distinte campagne di scavo, la prima tra il 1948 e il 1949, la seconda tra il 1970 e il 1971 (1).

Tra i materiali reperiti durante gli scavi sono abbondanti le ceramiche, che testimoniano anche in questo sito la presenza di tipologie caratteristiche dei villaggi dell’età del Bronzo, e di decorazioni attribuibili sia alla cultura appenninica sia alla cultura terramaricola (2).

Tra le ceramiche del nostro villaggio merita particolare attenzione, a mio parere, un “fondo decorato” che presenta un’incisione particolare.

Ne parla anche Michela Tesini, nel suo interessante saggio L’insediamento dell’età del Bronzo di San Giovanni in Persiceto: “Sono poi presenti due fondi decorati”, scrive la Tesini; “Il primo ha una decorazione incisa di tipo appenninico, ma con un motivo tipicamente palafitticolo-terramaricolo, come la croce (Tav. IX.1; Tamburini Muller 1984, Fig. 6.21) e rappresenta un unicum nell’ambiente padano” (3).

L’altro fondo decorato invece presenta solcature e coppelle, come un esemplare dell’Isolone del Mincio (4).

È tuttavia il particolare motivo a croce, inciso sul fondo circolare di un recipiente (perduto) di terracotta (“un unicum nell’ambiente padano”) che suscita la mia curiosità.

2. Nel piccolissimo museo di Sant’Agata Bolognese, di recentissima apertura, il fondo decorato trovato quarant’anni fa è visibile finalmente al pubblico, e fa bella mostra di sé nella vetrina II, contrassegnato da una b minuscola.  

Il motivo di cui si parla non sembra un semplice graffito ornamentale, ma pare riproporre piuttosto un dato presente nell’organizzazione territoriale dei villaggi arginati, orientati e circondati da terreni coltivati. Nel fondo decorato qui riprodotto si allude infatti a mio parere al rito dell’orientamento, cerimonia alla base di ogni fondazione di villaggio, di ogni costruzione di tempio, di ogni suddivisione di terreni. Infatti la asimmetria dei rettangoli costruiti lungo i bracci della croce, la presenza di file di rettangoli all’interno della croce parallele a quelle disegnate sui bracci e con lo stesso orientamento, e la originalità del motivo “decorativo” autorizzano l’ipotesi che anche in questo caso ci si trovi di fronte alla stilizzazione di un elemento paesaggistico, che da motivo naturalistico diviene cifra simbolica, e come tale viene riprodotto in modo schematico e allusivo.

L’ipotesi che ci si trovi di fronte ad una rappresentazione stilizzata della campagna orientata e coltivata andrà verificata alla luce della stilizzazione di altri motivi naturalistici, come ad esempio quello della file di paperelle, che si traduce spesso in teorie di segni simili, grosso modo, a tanti “ 2” che corrono uno dietro l’altro. Ma oltre ad animali e a figure umane che vengono tradotte in motivi ornamentali esistono a mio parere anche rappresentazioni grafiche, di solito interpretate esclusivamente come motivi “ornamentali” incisi su fondi ceramici o su pareti di vasi noti, che possono prestarsi ad una lettura diversa, quella della trasformazione in segno grafico di un elemento paesaggistico.

Indizi in questo senso affiorano qua e là, e sono riferibili a una periodizzazione ampia che dall’età del Bronzo arriva alla piena età del Ferro e continua in epoca storica. 

A supporto della lettura qui proposta, che andrà corredata da altri indizi e motivata ulteriormente, riporto quindi a puro titolo di esempio una foto di terrazzamenti nei pressi di Artimino e un motivo ornamentale inciso su una parete di vaso; segue un motivo graffito su altro vaso, in cui l’allusione a un rito di fondazione sembra evidente; seguono infine la nota “mappa di Bedolina”, incisione rupestre della Valcamonica,  e una foto del paesaggio che la circonda, tratte dal classico studio di Emmanuel Anati (5).

3. Che i villaggi terramaricoli fossero orientati e che quindi le cerimonie di fondazione seguissero con ogni probabilità complessi rituali nei quali religione e tecnica erano strettamente intrecciati, apparve chiaro fin dall’inizio degli studi condotti dai pionieri dell’archeologia preistorica italiana.

Il Chierici insistette, anche con qualche forzatura, nella definizione di un modello interpretativo delle terramare basato sul cardo e sul decumanus, ed elaborò anche una formula per stabilire la data di fondazione di ogni terramara, sulla base dei gradi di deviazione del suo orientamento rispetto all’est astronomico (6).

Che in altri casi elementi paesaggistici fossero raffigurati a volte in modo dettagliato e naturalistico, a volte in modo schematico e simbolico, è cosa nota. Invito quindi i lettori a ricostruire insieme a me una sintetica iconografia per verificare la fondatezza dell’ipotesi che anche il motivo inciso sul fondo ceramico di via Zenerigolo possa essere interpretato come la rappresentazione simbolica di un dato ambientale. 

NOTE

  1. v. Michela Tesini, L’insediamento dell’età del Bronzo di San Giovanni in Persiceto, in M.Cattani, M.Marchesini, S.Marvelli (a cura di), Paesaggio ed economia nell’età del Bronzo. La pianura bolognese tra Samoggia e Panaro, Bologna 2010, pagg. 113-157.
  2. Termini convenzionalmente utilizzati per definire due aspetti particolari della civiltà del Bronzo in Italia, che peraltro si intersecano e si compenetrano soprattutto in Emilia-Romagna.
  3. M. Tesini, op. cit., pag. 132.
  4. Ibidem.
  5. Emmanuel Anati, La civiltà della Valcamonica, Milano 1964, Fig. 65 e Tav. 22.
  6. Marcel Desittere, Gaetano Chierici e Antonio Parazzi. L’archeologia Viadanese e l’orientamento delle terremare, in F. Rebecchi (a cura di), Miscellanea di studi archeologici e di antichità IV, Modena 1995, pagg. 81-113.

 

 

 

 

 

     
   
   
 

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